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La grande opportunità

di Santiago O'Donnell per www.pagina12.com.ar
(traduzione a cura di Selvas.org)

(si ringrazia l’autore per l’autorizzazione alla pubblicazione su Selvas.org)

5 Marzo 2008


Rueda de prensa conjunta de los Presidentes de Venezuela Hugo Chavez y Rafael Correa de Ecuador
(Presidencia de la República del Ecuador).

La situazione

Il dentifricio è fuoriuscito dal tubetto ed è impossibile rimetterlo dentro. La Colombia ha invaso un campo guerrillero in Ecuador, violando la sovranità del Paese. La Colombia non lo nega, però mette al di sopra di questo altri fatti. In pratica, sottolinea una possibile collaborazione di Ecuador e Venezuela con le Farc. Bogotá si è offerta per mettere a disposizione della OEA (l’Organizzazione degli Stati Americani) i computer sequestrati nel corso dell’operazione durante la quale è morto Raúl Reyes, computer che comprometterebbero Caracas e Quito; ma la OEA dubita. “Una cosa non giustifica l’altra. Una cosa è la propria innocenza, un’altra la colpa universale. Il fatto che  qualcuno mi rubi 100 pesos non mi autorizza ad invadere un altro paese”, ha detto uno dei negoziatori che lo scorso 4 marzo ha partecipato alla riunione della OEA. Bisogna separare i fatti. Se ci sono stati delitti o irregolarità da parte di governi stranieri in relazione con le Farc, c’è un ambito giusto per dirimere la faccenda. Invadere un territorio straniero è tutt’altra faccenda.

 

La negoziazione

Prosegue la fase di negoziato sotto l’egida della OEA. Ci sono stati segnali concreti da parte dell’Unione Europea; in Francia circola una bozza di comunicato che non parla di “pace e sicurezza”, cosa che porterebbe il conflitto nell’ambito delle competenze del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ma parla di “disequilibri e tensioni nella regione”. Si tratta di un appiglio sottile ma importante per l’America Latina, visto che la lingua francese sarebbe stata ben interpretata dall’Unione Europea.

Gli Stati Uniti, alleati della Colombia, hanno potere di veto al Consiglio dell’Onu, ma hanno solo un voto all’OEA. Quindi, non sembra esserci unanimità nell’Oea per una condanna alla Colombia. La strategia dei Paesi del Mercosur ampliato, adesso, passa per la convocazione della riunione dei cancellieri. “La OEA non sanzionerà la Colombia, ma nel corso della riunione dei cancellieri può succere qualuqnue cosa”, sottolinea il negoziatore.

 

Gli ostaggi

Reyes era il principale punto di contatto con le Farc in tema di ostaggi. La sua morte riporta i negoziati a un punto morto. Ma apre anche un dibattito interno nelle Farc e rafforza l’ala più fondamentalista dell’organizzazione. Sicuramente molti guerrilleri staranno dicendo “se restituiamo gli ostaggi, loro ci bombardano”. Certo, la reazione del segretario delle Farc è stata positiva, visto che ha lasciato aperto uno spiraglio per proseguire i negoziati. La sfida per i negoziatori ora è quella di riaprire il canale umanitario, una priorità nell’agenda internazionale per non restare prigionieri della logica bellica. Non sarà un lavoro facile.

 

Le teorie

Da un lato c’è la teoria dell’attacco preventivo che Bush avalla come parte della guerra al terrorismo. Dall’altro c’è la teoria dello Stato di Diritto Internazionale che difende tutte le nazioni sudamericane, con eccezione della Colombia. Questo è il dibattito ideologico che si sta facendo alla OEA, che a sua volta mette sul tavolo la capacità degli Stati Uniti di esercitare la sua egemonia nella regione. Per questo non è un caso che Bush ha tenuto ieri (il 4 marzo, ndt) un discorso sul tema dell’appoggio alla Colombia. In otto anni di governo sono state molto poche le volte che Bush ha parlato di America Latina. “Il discorso è chiaro. Il rischio di importare il concetto di sicurezza dal Medio Oriente alla regione è molto alto. Da qui poi si affermerebbe la logica che in caso di terrorismo le frontiere non hanno senso e non hanno importanza i metodi. Ne abbiamo già fatto esperienza con il Plan Condor e con la Teoria della Sicurezza Intercontinentale. Se lasciamo passare anche questo, sarebbe come dire che al momento di rimboccarsi le maniche può valere qualunque cosa e già sappiamo dove ci porterebbe questa idea”, precisa il negoziatore.

 

L’opportunità

Se l’America Latina ha imparato qualcosa in questi anni bui, se i presidenti progressisti che oggi governano la regione condividono qualcosa, è tempo di mettere in pratica questo ‘qualcosa’. Le guerre e le guerriglie non servono per affrontare un esercito forte e senza scrupoli. Il riscatto degli ostaggi – ovvero il rispetto dei diritti umani – è una priorità che non può passare in secondo piano dietro le azioni e le accuse delle parti in gioco. Il lavoro, ora, è quello di consolidare un fronte unito contro la teoria dell’attacco preventivo. Bush sarà un fondamentalista che governa la prima potenza mondiale, ma questa crisi lo trova distratto, debole e sulla via del tramonto. Bisogna approfittarne. Ora, forse come non mai, l’America Latina è artefice del proprio destino.




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Ulises Ruiz Ortiz